VMware Cloud Foundation 9: pacchetto unico e licenza a core minimo 16
OVHcloud riassume le novità di VCF 9: un solo pacchetto al posto delle licenze separate, licenza per core con minimo 16 per socket, vSAN e patch a caldo.
Redazione UptimeMag · 19 luglio 2026 · 2 minuti di lettura

Broadcom ha messo in circolazione VMware Cloud Foundation 9, e OVHcloud ne ha pubblicato oggi un riepilogo tecnico pensato per chi deve pianificare l'aggiornamento di un ambiente VMware in produzione. Non è un restyling di interfaccia: cambia il modo in cui si compra la licenza e cambia l'architettura dei componenti di gestione.
Un pacchetto solo, non più licenze separate
Fino alla versione precedente, VCF era un insieme di prodotti acquistabili e gestibili singolarmente: vSphere, vSAN, NSX-T. OVHcloud sta sviluppando un'offerta pensata per allinearsi all'architettura a domini e al modello di lifecycle introdotto in VCF 9. La versione 9 sostituisce questo approccio "à la carte" con un prodotto unico, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la complessità operativa e garantire coerenza tra i componenti.
Licenza a core, minimo 16 per socket
Il cambio che impatta di più il budget è quello sul modello di licensing: non più RAM assegnata alle macchine virtuali, ma core fisici. La regola pubblicata da Broadcom nella propria base di conoscenza è netta: occorre licenziare un minimo di 16 core fisici per ogni CPU (processore fisico) negli host ESXi, anche se una CPU ha meno di 16 core. Un socket da 8 o 12 core paga comunque 16 licenze; un socket da 16 core o più non ha sovrapprezzo. Per chi deve dimensionare un nuovo cluster, la conseguenza pratica è che host con pochi core per socket costano proporzionalmente di più, mentre processori densi (16 core e oltre) diventano la scelta naturale per contenere la spesa di licenza.
Le novità tecniche che contano in cabina di regia
| Area | Novità | Effetto pratico |
|---|---|---|
| vSAN | Compressione Zstandard sempre attiva su vSAN ESA, deduplica cluster-wide compatibile con la cifratura a riposo | Meno spazio occupato anche su carichi come SQL e Oracle |
| Gestione VCF | Componenti di management containerizzati in un'unica appliance VCF Management Services | Meno appliance separate da patchare singolarmente |
| vSphere Kubernetes Service | Local Consumption Interface nativa, runtime CaaS più leggero | UI integrata nel client vSphere per VM, cluster Kubernetes e container |
| Patch | Live patching su ESXi (host con TPM) e Quick Patch su vCenter | Aggiornamenti di sicurezza critici senza fermare le macchine virtuali, secondo quanto dichiarato dal produttore fino a circa l'80% delle patch |
A questo si aggiunge vSAN Protection, che in questa versione replica anche sorgenti non-vSAN (NFS, VMFS, FC, iSCSI) verso un target vSAN ESA, utile per chi oggi tiene il disaster recovery su storage eterogeneo.
Cosa verificare prima di aggiornare
Chi gestisce un ambiente VCF esistente deve controllare tre punti prima di partire con l'upgrade: la nuova topologia del layer di gestione introdotta da VCF Management Services e Fleet Lifecycle, l'impatto sulle integrazioni NSX e Terraform esistenti legato alla crescente adozione di VPC/Transit Gateway, e il via libera del reparto compliance sul nuovo modello di licenza. Da segnalare anche il pensionamento di PhotonOS 10.0 e di VMware Cloud Director 9.2 lato HCX, che richiede di pianificare le relative migrazioni. OVHcloud, partner VMware Cloud Service Provider, offre soluzioni di private cloud gestito basate su VCF e ha annunciato lo sviluppo di un'offerta Private VCF as-a-Service allineata a questa versione.
Testo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato dalla redazione (AI Act, art. 50).