Hosting che chiude o non risponde: come salvare sito e dati in 48 ore
Guida pratica in 5 passi per chi scopre che il provider ha chiuso l'accesso o non risponde: whois, backup, registrar, hosting temporaneo.
Redazione UptimeMag · 3 novembre 2026 · 3 minuti di lettura

Il provider ha chiuso il pannello, non risponde ai ticket o ha annunciato che chiude i battenti. Il sito è ancora online ma non sai per quanto, e non sei un sistemista. Ecco cosa fare, in ordine, nelle prossime 48 ore.
1. Verifica chi controlla ancora il dominio
Prima cosa: il dominio e il pannello hosting sono due cose diverse, e puoi aver perso l'uno senza aver perso l'altro. Fai una query whois (o RDAP, il protocollo che ha sostituito whois per i gTLD come .com e .net) sul tuo dominio da un servizio indipendente, non dal sito del provider in crisi. Con una ricerca whois il servizio pubblico con cui i registri dei nomi a dominio pubblicano i dati di registrazione: chi ha registrato un dominio, tramite quale registrar, quando è stato registrato, quando scade e su quali nameserver risponde. Il campo che ti interessa è "Registrar": indica il provider presso cui il dominio è stato registrato. È qui che il titolare può gestire impostazioni come i server DNS. Se il registrar è un'azienda diversa dal tuo hosting (succede spesso), hai già un canale di salvezza: puoi entrare nel pannello del registrar anche se il pannello hosting è morto, e da lì puoi spostare i nameserver appena hai un hosting nuovo.
2. Se il pannello hosting risponde ancora: backup subito, non aspettare
Se riesci ancora ad accedere, non perdere tempo a discutere col provider. Fai in quest'ordine:
- scarica tutti i file via FTP o SFTP (meglio SFTP, se disponibile, per la cifratura della connessione);
- fai l'export completo del database da phpMyAdmin (o strumento equivalente) in formato SQL;
- annota i parametri di connessione al database (host, nome, utente) e la versione di PHP in uso: ti serviranno per il ripristino.
Non fidarti di un singolo tentativo: se il pannello è instabile, ripeti il download più volte e verifica che i file arrivino completi (controlla le dimensioni).
3. Se il pannello non risponde più
Qui le strade sono due. Prima: chiedi al registrar (non all'hosting, se sono aziende diverse) se ha copie dei contatti tecnici o se può confermarti lo stato del dominio. Seconda, solo se sospetti un abuso vero e proprio (dominio dirottato, phishing, attività illegale), puoi rivolgerti a ICANN: se avete un reclamo riguardante un registrar, siete pregati di inviare una e-mail a accredit@icann.org, oppure usare il Registrar Standards Complaint Form. Va detto chiaramente: ICANN inoltrerà gratuitamente il reclamo al registrar che lo esaminerà e lo gestirà. Non garantiamo che il registrar risponda. Non è una leva veloce: è l'ultima spiaggia per casi di abuso conclamato, non per un hosting che semplicemente non risponde ai ticket. Per le segnalazioni di attività illegali presentate dalle forze dell'ordine, l'accordo di accreditamento 2013 impone ai registrar un termine preciso: un punto di contatto dedicato per ricevere segnalazioni di attività illegale presentate dalle forze dell'ordine o da autorità simili designate dal governo della giurisdizione in cui il registrar è stabilito. Il registrar dovrebbe esaminare tali segnalazioni entro 24 ore dall'invio. Ma attenzione: questo vale per le forze dell'ordine, non per il singolo cliente che ha perso l'accesso al pannello.
4. Scegli in fretta un hosting temporaneo
In questa fase non serve il provider definitivo: serve un posto dove rimettere online il sito mentre decidi con calma. Cerca un piano che supporti la versione di PHP e il database che avevi (lo hai annotato al punto 2), con accesso FTP/SFTP e phpMyAdmin inclusi fin dal primo giorno, senza attese di attivazione. Carica i file, importa il dump SQL, aggiorna le credenziali di connessione al database nel file di configurazione del CMS (per WordPress è wp-config.php) e verifica che il sito si apra prima di toccare i DNS.
5. Checklist finale: non dichiarare chiusa l'emergenza troppo presto
Prima di considerare finita la migrazione, controlla:
- i record MX: se la posta passava dal vecchio provider, spostali per ultimi e solo dopo aver verificato che la nuova casella riceva;
- i nameserver: se li hai cambiati, la propagazione può richiedere ore, non minuti;
- i certificati SSL: spesso vanno riemessi sul nuovo hosting, altrimenti il sito risulta "non sicuro";
- un controllo whois a 24-48 ore di distanza, per confermare che il dominio risulti ancora intestato a te e non in stato di blocco o trasferimento non autorizzato.
Se qualcosa non torna nel whois rispetto a prima della crisi, è il momento di contattare il registrar con la documentazione del contratto originale, prima che la situazione si complichi ulteriormente.
Testo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato dalla redazione (AI Act, art. 50).