Spostare un sito WordPress senza perdere posizioni: checklist DNS, redirect e Search Console
Checklist passo per passo per cambiare hosting o dominio a un sito WordPress: TTL, backup, redirect 301 e strumento Cambio di indirizzo di Search Console.
Redazione UptimeMag · 21 ottobre 2026 · 5 minuti di lettura

Cambiare hosting o dominio a un sito WordPress è un'operazione che si fa in poche ore di lavoro tecnico, ma gli effetti su traffico e posizionamento si vedono nelle settimane successive. La differenza fra un trasloco pulito e uno che costa posizioni su Google sta quasi sempre in tre cose: la preparazione del DNS, i redirect e l'uso corretto di Search Console. Ecco la sequenza, nell'ordine in cui va eseguita.
Prima regola: distinguere i due casi
Il procedimento cambia a seconda di cosa si sposta:
- Stesso dominio, nuovo hosting: gli URL non cambiano. Non serve nessun redirect 301 e non si usa lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console. Basta copiare i dati e aggiornare il DNS.
- Nuovo dominio (con o senza cambio di hosting): qui servono sia i redirect 301 sia, dopo il trasloco, lo strumento Cambio di indirizzo. Questo vale anche per i passaggi da HTTP a HTTPS o fra www e non-www? No: per questi casi specifici Google indica di usare canonical tagging e/o redirect senza usare lo strumento Cambio di indirizzo, perché restano variazioni dello stesso dominio.
Il DNS: abbassare il TTL prima, non dopo
Il passo più spesso dimenticato è il primo. Se il record A ha un TTL alto (24 ore, cioè 86400 secondi) e lo si cambia il giorno del trasloco, parte dei visitatori continuerà a vedere il vecchio server per ore. La prassi, confermata da più guide tecniche di settore, è:
- 24-48 ore prima del cutover, abbassare il TTL dei record A/AAAA (e MX se cambia anche la posta) a un valore fra 300 e 600 secondi.
- Aspettare che il vecchio TTL sia scaduto ovunque: se prima era 86400, bisogna aspettare almeno 24 ore dopo l'abbassamento prima di procedere al cambio vero e proprio.
- Il giorno del cutover, cambiare il record con il nuovo IP: con TTL basso la propagazione effettiva richiede in genere da pochi minuti a qualche ora, invece delle 24-48 ore tipiche di un TTL alto.
- Tenere il vecchio server raggiungibile per 48-72 ore dopo il cambio, come rete di sicurezza: se qualcosa non funziona sul nuovo hosting, si può tornare indietro in pochi minuti rimettendo il vecchio IP.
- Una volta verificato che tutto gira sul nuovo hosting, riportare il TTL al valore normale (in genere 3600 o 14400 secondi), per non sovraccaricare inutilmente i resolver con query continue.
Cosa copiare, nell'ordine
Prima di toccare il DNS, il sito nuovo deve essere già pronto e testato, raggiungibile con un URL temporaneo o via file hosts:
- Backup completo di file e database sul vecchio hosting, e verifica che il backup sia davvero ripristinabile (non solo che esista).
- File: cartella
wp-content(temi, plugin, upload), più eventuali file di configurazione (wp-config.phpadattato alle credenziali del nuovo database). - Database: esportazione e importazione sul nuovo server, con le stesse versioni di PHP e MySQL/MariaDB o superiori.
- Aggiornamento degli URL nel database, se cambia il dominio. Con WP-CLI il comando è:
wp search-replace 'http://vecchiodominio.it' 'https://nuovodominio.it' --skip-columns=guid
L'opzione --skip-columns=guid evita di toccare il campo GUID dei contenuti, che per convenzione WordPress non andrebbe modificato dopo la pubblicazione. Prima di lanciarlo sul sito vero, conviene fare una prova con --dry-run, che esegue l'operazione e mostra il report senza scrivere nulla nel database.
- Test del sito nuovo (via file hosts o URL temporaneo) prima di spostare il DNS: pagine, form, carrello se c'è un e-commerce, invio email.
I redirect 301: quando sono obbligatori
Se cambia il dominio, il redirect 301 dalla vecchia alla nuova home page è il minimo indispensabile, ma la pratica più solida è mappare uno a uno gli URL vecchi verso i corrispondenti nuovi, non solo la home. Senza redirect, chi arriva da un link vecchio o da una pagina indicizzata trova un errore 404 e il segnale di autorità di quella pagina va perso, non trasferito.
Se il cambio è solo di hosting a parità di dominio e di struttura URL, non serve alcun redirect: lato visitatori e motori di ricerca non cambia nulla, cambia solo il server che risponde.
Search Console: quando e come usare il Cambio di indirizzo
Lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console serve esclusivamente per i trasferimenti fra domini o sottodomini diversi. Vanno usati solo dopo aver spostato e reindirizzato il sito.
Google indica quattro casi in cui lo strumento non va usato: passaggio da HTTP a HTTPS, spostamento di alcune pagine all'interno dello stesso sito, passaggio fra www e non-www sullo stesso dominio, e cambio di hosting o CDN a parità di URL visibili.
Prima di avviare la procedura, entrambe le proprietà (vecchio e nuovo dominio) devono essere verificate in Search Console con lo stesso account Google, a livello di dominio e non di singolo percorso. Google raccomanda inoltre di sottoporre la richiesta per tutte le varianti verificate del vecchio dominio: sottodomini e versioni www/non-www, anche quelle non attivamente usate, prima di inviare le richieste.
Una volta avviata la procedura, resta visibile in Search Console per 180 giorni, periodo durante il quale vanno mantenuti attivi i redirect: Google indica di mantenere i reindirizzamenti per almeno 180 giorni, o più a lungo se non si nota traffico in calo dai vecchi URL. Trascorso quel periodo, se il vecchio dominio è ancora raggiungibile, Google smette di considerarlo collegato al nuovo. Una conseguenza pratica: non va disattivato il vecchio dominio troppo presto, nemmeno se sembra "tutto a posto" dopo pochi giorni.
Un'altra indicazione utile per chi gestisce più domini: Google sconsiglia di concatenare più spostamenti in sequenza (dominio A verso B, poi subito B verso C), perché il sistema non permette di avviare una seconda richiesta di cambio di indirizzo dal sito B finché la prima non si è conclusa, e il traffico rischia di disperdersi lungo la catena.
Dopo il cutover: cosa controllare
- Inviare la nuova sitemap XML da Search Console: questo aiuta Google a scoprire più in fretta gli URL nuovi, e a quel punto la vecchia sitemap può essere rimossa.
- Controllare nel rapporto "Copertura" o "Pagine" di Search Console che il nuovo dominio venga effettivamente scansionato e indicizzato.
- Monitorare per alcune settimane le impressioni e i clic sia sulla proprietà vecchia sia su quella nuova: un calo temporaneo nelle prime settimane è normale, Google stesso segnala che per siti di medie dimensioni possono servire alcune settimane prima che i nuovi URL sostituiscano gradualmente i vecchi nei risultati.
- Verificare che il file o il meta tag di verifica della proprietà Search Console sia presente anche sul sito nuovo, altrimenti si perde la verifica della proprietà.
Fatto questo, il trasloco è concluso lato tecnico. Il resto è attesa: Google ha bisogno di tempo per ricrawlare ogni URL vecchio e nuovo almeno una volta prima di considerare la migrazione completata, e non esiste uno stato "completato" visibile da nessuna parte: l'unico segnale affidabile è il traffico che si stabilizza sul nuovo dominio.
Testo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato dalla redazione (AI Act, art. 50).