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Grafana Cloud Synthetic Monitoring: le cartelle per i check diventano GA

Grafana Cloud porta in disponibilità generale le cartelle per organizzare i check di Synthetic Monitoring, con permessi, API e supporto Terraform.

Redazione UptimeMag · 7 ottobre 2026 · 2 minuti di lettura

Grafana Cloud Synthetic Monitoring: le cartelle per i check diventano GA

Chi gestisce decine o centinaia di check in Grafana Cloud Synthetic Monitoring conosce il problema: la lista piatta diventa ingestibile quando crescono i servizi, gli ambienti e i team coinvolti. Grafana Labs ha portato in disponibilità generale le cartelle per i check sintetici, annunciate il 7 ottobre 2026 sul blog ufficiale.

Cosa cambia in pratica

Le cartelle non sono una struttura nuova: sono le stesse già usate per dashboard e alert rule in Grafana Cloud, ora estese ai check di Synthetic Monitoring (ping, browser, scripted, DNS, HTTP). Ogni check appartiene a una cartella, organizzata come albero sotto la cartella di default Grafana Synthetic Monitoring. Chi crea un check senza selezionare nulla lo trova lì; da interfaccia si possono annidare cartelle fino a quattro livelli, secondo la documentazione ufficiale di Grafana.

La vera utilità sta nelle azioni di gruppo: abilitare o disabilitare tutti i check di una cartella in un colpo solo, utile per silenziare un intero ambiente di staging durante una finestra di manutenzione, spostarli o cancellarli tutti insieme. Se una cartella contenente check viene eliminata da Grafana, i check vengono spostati automaticamente nella cartella di default Grafana Synthetic Monitoring e continuano a girare senza interruzioni. Cancellare i check dalla vista cartella non cancella mai la cartella stessa.

Sul fronte permessi, le cartelle si combinano con i ruoli di Synthetic Monitoring: un team può avere permessi di modifica sulla propria cartella mentre il resto dell'organizzazione ha solo accesso in visualizzazione.

Automazione: API, Terraform, CLI

Per chi gestisce i check come codice, il supporto arriva anche lato automazione. Via API i check accettano un campo folderUid in creazione e aggiornamento; la cartella deve essere quella di default o una delle sue sottocartelle, assegnare check a cartelle fuori da questo albero non è supportato. Lato Terraform, la risorsa grafana_synthetic_monitoring_check accetta un attributo folder_uid per associare il check a una cartella Grafana, a partire dal provider Terraform Grafana v4.37.0. Terraform resta la fonte di verità: se qualcuno sposta manualmente un check gestito via Terraform, il successivo terraform plan segnala il drift e il riapplica riporta il check nella cartella definita in configurazione.

Resta disponibile anche la gcx CLI per assegnare i check alle cartelle da riga di comando. Il piano gratuito di Grafana Cloud include 100.000 esecuzioni di test al mese, secondo quanto indicato sul blog ufficiale, per chi vuole provare la funzione prima di estenderla su larga scala.

Testo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato dalla redazione (AI Act, art. 50).