Koapanel 0.21
Quattordici megabyte di RAM, e fa quasi tutto quello che fa Plesk.
Daniele Bambagioni · 25 settembre 2026 · 4 minuti di lettura
Koapanel è un pannello di controllo per Ubuntu che costa un terzo di cPanel e pesa quanto un'estensione del browser. Quello che gli manca è il chilometraggio.
Cosa ci è piaciuto
- +Quattordici megabyte di RAM per il pannello: su un VPS da 2 GB resta quasi tutto ai siti.
- +Un prezzo per server e non per account: 14,90 € al mese fino a 30 siti.
- +Ogni sito ha un utente Unix e un pool PHP suoi, con open_basedir e le funzioni di shell disattivate.
- +Aggiornamenti firmati ed25519 che tornano da soli alla versione precedente se la nuova non risponde entro 60 secondi.
- +Migrazione da cPanel, Plesk e DirectAdmin inclusa, con sincronizzazione finale prima del cambio DNS.
- +Interfaccia in italiano e inglese che funziona davvero da telefono.
Cosa no
- −È appena uscito: versione 0.21, nessun parco di server che lo usa in produzione da mesi, nessun audit di sicurezza indipendente.
- −Solo Ubuntu 24.04 e solo nginx: niente Apache con .htaccess, niente LiteSpeed, niente CloudLinux.
- −Niente FTP (scelta voluta) e niente WordPress multisite.
- −Nessun ecosistema: non esistono estensioni di terze parti né un audit di sicurezza indipendente.
Che cos'è
Koapanel è un pannello di controllo hosting per Ubuntu 24.04 LTS. Crea siti PHP isolati, installa e mantiene WordPress, gestisce database MariaDB, DNS, certificati Let's Encrypt, backup, posta, firewall e antimalware da un'unica interfaccia web. Si propone come alternativa economica a Plesk e cPanel, con un modello di prezzo diverso: si paga per server, non per account.
Sotto il cofano è un singolo binario Go da 19,5 MB che contiene anche l'interfaccia React. Niente database esterno per il pannello, niente demoni di supporto: si installa, parte, e occupa quattordici megabyte di memoria.
Quattordici megabyte
Abbiamo provato la versione 0.20.0, e ricontrollato sulla 0.21.1, su un VPS da 1 vCPU e 2 GB di RAM con Ubuntu 24.04.5 e tre siti attivi. Con nginx, MariaDB e PHP-FPM accesi, il processo del pannello occupava 14 MB di memoria residente: meno di fail2ban (22 MB), meno di PHP-FPM (24 MB), un quarto di MariaDB (54 MB). L'intero server usava 611 MB dei 1961 disponibili.
Per dare un metro di paragone: la documentazione di Plesk chiede come minimo 1 GB di RAM più 1 GB di swap, quella di cPanel 2 GB minimi e 4 consigliati. Sono requisiti dell'installazione completa, non il peso del solo pannello, quindi non è un confronto alla pari — ma dice bene in che categoria gioca ciascuno.
Le dieci chiamate di prova all'API hanno risposto in 3,4 ms di mediana, fra 3,0 e 3,9 ms.
Quello che fa bene
L'isolamento fra i siti è quello serio. Ogni sito ottiene un utente Unix e un pool PHP-FPM suoi, con open_basedir sulla propria home, sessioni e temporanei privati e le funzioni exec e system disattivate. I log di nginx stanno fuori dalla home del sito, per non regalare un attacco via symlink su file aperti da root. Se un passaggio della creazione fallisce, tutti i precedenti vengono annullati.
Gli aggiornamenti sanno tornare indietro. L'agent scarica il manifest da un canale HTTPS, accetta solo firme ed25519 valide, verifica sha256 e dimensione del binario, e prima di riavviare lancia un verificatore che rimette la versione precedente se entro 60 secondi la nuova non conferma di stare bene. È il genere di cosa che i pannelli grandi hanno imparato a fare dopo qualche disastro.
La migrazione è inclusa, non è un'estensione a pagamento. Da cPanel, Plesk e DirectAdmin, dal file di backup o via SSH, con le caselle di posta complete di messaggi e, quando il backup lo permette, della password originale. C'è una sincronizzazione finale fino a sette giorni dopo, da lanciare subito prima di spostare i DNS.
WordPress ha una sezione sua con cache a tre livelli (nginx, Redis privato, OPcache), aggiornamenti con ritorno automatico, copia di prova e accesso a wp-admin con un clic. In Plesk l'equivalente è WP Toolkit, che nell'edizione Web Admin arriva in versione ridotta.
Quello che costa
| Koapanel | Plesk | cPanel | |
|---|---|---|---|
| Come si paga | per server | per server | per account |
| Fino a 10 siti | 7,90 € | 14,29 € (Web Admin) | 35,99 $ (Admin, 5 account) |
| Fino a 30 siti | 14,90 € | 25,49 € (Web Pro) | 53,99 $ (Pro) |
| Siti illimitati | 24,90 € | 52,99 € (Web Host) | 69,99 $ (100 account) + 0,49 $ l'uno |
| Piano gratuito | 3 siti | no | no |
Prezzi al mese, IVA esclusa, listini di settembre 2026; Plesk è la licenza VPS. Su trentasei mesi e trenta siti si passa da circa 1.690 € con cPanel a 918 € con Plesk a 536 € con Koapanel.
Quello che non fa
Va detto chiaro: è un prodotto appena uscito. La versione provata è la 0.21: non esiste ancora un parco di server che lo usano in produzione da mesi, non c'è un audit di sicurezza indipendente, e un pannello di controllo gira come root e crea utenti di sistema. È esattamente il tipo di software che vuoi vedere macinare chilometri prima di affidargli i siti dei clienti.
Poi ci sono i limiti dichiarati, che sono scelte: solo Ubuntu 24.04, solo nginx. Niente Apache con regole .htaccess complicate, niente LiteSpeed, niente CloudLinux — e chi rivende hosting condiviso su CloudLinux non ha alternative. Niente FTP in chiaro, solo SFTP: giusto, ma se hai clienti con FileZilla configurato da dieci anni lo sentirai. Niente WordPress multisite.
Un difetto tecnico l'avevamo trovato misurando: l'interfaccia veniva servita senza compressione, 1,5 MB al primo caricamento. È stato corretto mentre scrivevamo. Dalla 0.21 il pannello comprime con Brotli e divide il codice in più file: il primo caricamento è sceso a 187 KB, otto volte meno. Lo lasciamo scritto perché dice due cose — che il difetto c'era, e quanto ci hanno messo a chiuderlo.
A chi conviene
A chi gestisce i propri siti, o quelli di un'agenzia, su VPS Ubuntu, usa nginx e PHP, vive dentro WordPress, e ogni mese guarda la riga della licenza del pannello chiedendosi perché costa quanto il server. Lì il conto torna in modo brutale: il piano gratuito da tre siti non è una versione mutilata, ha tutte le funzioni.
A chi rivende hosting condiviso serio, a chi dipende da CloudLinux o LiteSpeed, a chi ha bisogno che il pannello sia noioso e conosciuto da qualsiasi sistemista si assuma, la risposta oggi è no. Fra un anno, forse, un'altra.
Koapanel è un prodotto Prime Software. Test e misure sono nostri e rifacibili con i comandi qui sopra.
I numeri del laboratorio.
Stessi test, stesso giorno, stesso datacenter per tutti i server della stessa fascia.
Il pannello pesa meno di fail2ban.
Memoria residente letta da systemd su Ubuntu 24.04, 1 vCPU e 2 GB, con tre siti attivi. Più basso è meglio.
Poco più di metà di Plesk, meno di un terzo di cPanel.
Listini pubblici di settembre 2026, IVA esclusa. cPanel Pro costa 53,99 $, qui convertiti a 1 € = 1,15 $.
Su tre anni la differenza compra un altro server.
Prezzi mensili di oggi moltiplicati per 36 mesi, senza contare gli aumenti annunciati dai concorrenti.
Ogni numero
si può rifare a casa.
Strumenti pubblici, stessi comandi per ogni server.
$ systemctl show panel-agent -p MemoryCurrent $ curl -sk -o /dev/null -w '%{time_total}\n' https://127.0.0.1:8443/api/v1/meta $ free -m; /usr/local/bin/panel-agent version
Progettato bene, ancora tutto da rodare. Koapanel fa le cose giuste — isolamento vero fra i siti, aggiornamenti che sanno tornare indietro, un prezzo che non cresce con i clienti — e le fa occupando quattordici megabyte. Ma è appena uscito: mettilo su un server di prova, non sui siti dei clienti, e riparliamone fra sei mesi.
Testo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato dalla redazione (AI Act, art. 50). Fonte: koapanel.app.